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IL SASSO DEL DIAVOLO

Amici miei, imparate da Dio la lietezza. Siate lieti come i bambini, come gli uccelli del cielo. E che non vi turbi nella vostra attività il peccato degli uomini, non vi colga il timore che esso soffochi l’opera vostra, e non le permetta di compiersi; non dite: «Forte è il peccato, forte è la disonestà, forte è l’ambiente cattivo, e noi invece siamo soli e impotenti, resteremo soffocati dal cattivo ambiente e non potremo svolgere la nostra buona azione». Fuggite, figliuoli, codesto scoramento! Una sola, qui, è la salvezza: afferra te stesso e fatti responsabile di tutti i peccati dell’umanità. Eppoi, amico mio, la cosa sta proprio così: giacché non appena ti sarai fatto, sinceramente, responsabile di tutto e per tutti, immediatamente t’accorgerai che la cosa sta di fatto così, e che tu per l’appunto sei per tutti e di tutto colpevole. Invece, scaricando sugli uomini la tua propria pigrizia e la tua propria impotenza, finiresti col lasciarti invadere da un orgoglio satanico e col mormorar contro Dio. Quanto poi a quest’orgoglio satanico, tale è il mio pensiero: difficile è a noi sulla terra individuarlo nettamente, e per questo ci è tanto facile cadere in errore e lasciarcene invadere, nell’atto stesso in cui supponiamo di far qualcosa di elevato e di sublime. E molti dei più forti sentimenti e movimenti della nostra natura, noi, finché siamo qui in terra, non riusciamo a penetrarli: ma non farti tentare neppure da questo, e non avere il pensiero che in qualche modo ciò possa servirti di giustificazione, giacché il Giudice eterno ti chiederà conto di ciò che tu potevi comprendere, e non di ciò che non potevi: tu stesso ne sarai convinto, giacché allora tutto ti apparirà nella giusta luce e non sarai più incline a disputare. Certo è che, sulla terra, noi andiamo per così dire vagolando, e se non fosse la preziosa immagine di Cristo, che ci sta dinanzi, saremmo precipitati e ci saremmo perduti del tutto, come il genere umano avanti il diluvio.

di FËDOR DOSTOEVSKIJ

Giuliano Bucci


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