
Per
diversi secoli l’estrazione della pietra solfurea ha
condizionato le vicende storiche, economiche e
soprattutto sociali della comunità di Perticara.
Dalla seconda metà del ‘500, sono diverse le
famiglie e società proprietarie dell’attività
estrattiva e l’ultima fu la Società Montecatini che
dal 1917 fino alla definitiva chiusura nell’aprile
del 1964 riuscì a sviluppare in maniera decisiva le
attività di estrazione e lavorazione mineraria. Il
susseguirsi delle varie attività “imprenditoriali”,
condizionate anche dalle vicissitudini storiche, ha
fatto vivere alla miniera di Perticara momenti di
oblio e di grande ricchezza riuscendo in fine a
fargli guadagnare il titolo di “miniera più grande
d’Europa” e a raggiungere una produzione di zolfo
pari a quella delle più grandi miniere del mondo con
il record nel 1938 di 49.581 tonnellate di zolfo
greggio e l’impiego di oltre 1.600 operai.
Oggi conosciamo tutti la storia della miniera di
Perticara e si beneficia di tutto il lavoro fatto
nel corso degli anni per riportare alla memoria il
sacrificio e la fatica di tutte quelle persone che
hanno passato la loro vita sottoterra in compagnia
del buio, della polvere e dello zolfo. Molti a
Perticara hanno avuto un parente minatore o comunque
qualcuno legato all’attività della miniera e penso
che ognuno di noi abbia nel proprio DNA un piccolo
minatore che ti spinge a riscoprire la storia della
miniera e conoscere le vicende del nostro paese. Una
visita a Sulphur, il museo storico minerario di
Perticara, saprà rispolverare quello che credo sia
inconsciamente presente in ognuno di noi.
Ma della miniera di Perticara cosa si racconta in
campo mineralogico?
Quali meravigliosi spettacoli della natura si sono
presentati davanti alle luci delle lampade dei
nostri minatori?
In un bell’articolo pubblicato sulla Rivista
Mineralogia Italiana, si scrive: “Quando si parla
della miniera di Perticara o di quella di Ca’
Bernardi si ha l’impressione di trattare di luoghi
leggendari, una sorta di Eldorado mineralogico ormai
scomparso, o comunque remoto e irraggiungibile. Si
tratta di località mineralogiche che hanno profuso
autentici capolavori naturali, opere d’arte che si
possono oggi collocare tra gli oggetti di
antiquariato mineralogico e quindi essere ambiti
solo da intenditori raffinati.”.
Ciò che abbiamo appena letto ci suggerisce
un’eccellenza mineralogia di riguardo e ci rende
fortunati “possessori” di un patrimonio naturale
tutto da scoprire.
Prima di parlare dei cristalli di Perticara occorre
però conoscere l’origine del giacimento solfifero,
che è legata alle condizioni evaporitiche che si
sono instaurate circa 6 milioni di anni fa nel
periodo Messiniano a causa della chiusura dello
stretto di Gibilterra. Tal evento provocò un aumento
progressivo delle concentrazioni saline portando a
una precipitazione selettiva iniziata dai termini
meno solubili a quelli più solubili. Questa crisi di
salinità del mare Mediterraneo favorì il deposito di
sedimenti denominati “Formazione gessoso-solfifera”
e la presenza di zolfo potrebbe essere legata
all’azione di batteri, che in bacini con scarsa
circolazione, riuscirebbero a “estrarre” zolfo da
acque contenenti sia H2S che SO4-2, oppure
attraverso la riduzione del gesso e dei solfati,
dopo la sedimentazione, avvenuta esclusivamente in
un ambiente fluido, in presenza di sostanze
bituminose e/o idrocarburi.
In questi ambienti di formazione quindi, circa 6
milioni di anni fa, hanno preso forma i famosi
cristalli di zolfo della miniera di Perticara.
La ricerca di cristalli di zolfo per scopi
scientifici e da collezione non è legata solo al
presente, già nella seconda metà del ‘800, infatti,
campioni di zolfo della miniera di Perticara sono
illustrati dal Bianconi (Bianconi, 1861) e in
seguito osservati e studiati dal Bombicci (Bombicci,
1895). La nostra miniera quindi si è resa famosa
anche per le splendide cristallizzazioni e per i
magnifici cristalli di zolfo, tra i più grandi mai
rinvenuti al mondo.
Il cristallo di zolfo più grande del mondo, infatti,
fu estratto nella miniera di Perticara e donato nel
1936 dall’ing. Elvino Mezzena al Museo Civico di
Storia Naturale di Milano, pesa circa 5 kg con
dimensioni di 24,5x18x13 cm. Un vero record!
Gli zolfi di Perticara come quelli estratti in altre
miniere della zona, non ostante la notevole
variabilità morfologica dei cristalli, hanno forme
cristalline così caratteristiche da consentirne
spesso la determinazione della provenienza in ambito
regionale. I cristalli presentano spesso un abito
bipiramidale acuto ma sono anche presenti cristalli
a bipiramide ottusa che danno origine a forme un po’
tozze, quasi “a barilotto”; caratteristici sono i
cristalli a forma pseudo-bisfenoidale ma esistono
anche cristalli con abito tabulare, lamellare e più
raramente prismatico. Sono presenti inoltre
aggregazioni e concrescimenti che danno origine
rispettivamente a gruppi di cristalli strani ma
certamente interessanti e a individui che
concresciuti tra loro hanno originato un unico
cristallo particolare e irripetibile.
Siamo abituati ad attribuire allo zolfo un colore
tipicamente giallo, giallo zolfo appunto, ma anche
qui la miniera di Perticara ha voluto regalarci una
varietà di colori piuttosto ampia, si possono
trovare cristalli di colore giallo vivace, giallo
verdastro, color olio d’oliva, arancio, bruno e
quando la presenza del bitume è importante,
addirittura neri. Presso il museo Sulphur è,
infatti, possibile ammirare nella vetrina degli
“elementi nativi” un cristallo di zolfo di forma
singolare e completamente nero!
Nel giacimento solfifero di Perticara infine, sono
presenti anche altri minerali che arricchiscono
l’offerta mineralogica, e sono;
gesso: in cristalli lamellari e monoclini,
spesso “macchiati” a causa della presenza del bitume
infiltratosi nei piani di sfaldatura dei cristalli e
più raramente in forme coralloidi assai curiose;
calcite: cristalli romboedrici acuti poco
trasparenti e più raramente scalenoedri allungati
raccolti in ciuffi;
aragonite: comuni e caratteristici sono i
cristalli pseudo-esagonali;
celestina: in cristalli tabulari trasparenti
ma anche più raramente in forma prismatica da
incolori a biancastri;
quarzo: cristalli raggruppati da incolori a
grigiastri;
idrocarburi bituminosi (bitume): talmente
abbondante che si pensò persino a un suo utilizzo,
provocava l’annerimento delle pareti delle gallerie
e riempiva le cavità dei calcari inglobando anche i
cristalli di zolfo e gesso rendendoli scuri di
colore.

Cristallo di zolfo su gesso coralloide
Bitume sulla parete di una galleria
Oggi i cristalli di zolfo di Perticara si possono
ammirare nelle più importanti collezioni
mineralogiche del mondo, in Italia per esempio, nel
Museo Civico di Storia Naturale di Milano, nel Museo
Civico di Scienze Naturali “E. Caffi” di Bergamo e
nel Museo di mineralogia “L. Bombicci” di Bologna,
mentre all’estero in molti musei tra cui il
Naturhistorisches Museum di Vienna.
Esistono anche numerose collezioni private e i
campioni di zolfo di Perticara sono entrati nelle
case di molti collezionisti italiani e non solo.
Per quanto il numero di mostre e mercati
mineralogici sia in continuo aumento rimane comunque
molto difficile trovare cristalli di zolfo di
Perticara e la continua richiesta di campioni ne fa
aumentare il prezzo e il valore commerciale. Resta
bene inteso che i campioni da collezione devono
rispondere a caratteristiche di qualità e rilevanza
mineralogica tralasciando l’elevata quantità di
campioni scadenti, danneggiati o peggio ancora
riparati.
In occasione della 25a edizione della Mostra
Regionale Borsa-Scambio di
Minerali e Fossili, svoltasi il giorno 19 settembre
2010 a Perticara, è stata allestita una mostra a
tema dedicata ai minerali della miniera di Perticara
intitola “giallo zolfo”, un’occasione in più, senza
possedere specifiche competenze di carattere
mineralogico, per osservare attraverso un semplice
ma efficace allestimento, tra scienza e perfezione
della natura, questi “sassi” straordinari.

Mostra “giallo zolfo”
Mostra “giallo zolfo”
I
cristalli della miniera di Perticara, in passato
come oggi, rivelano una realtà mineralogica da
scoprire e soprattutto da conservare e solo
osservando attentamente con sguardo scientifico e
naturalistico, saremo in grado di capire meglio
l’importanza di tali tesori mineralogici.
Giovanni Pratesi, scrive “… i cristalli siano
anche l’anelito alla perfezione, il mirabile
tentativo di dare ordine a ciò che in origine era
caos”; siamo fortunati, non lasciamoci sfuggire
alla grande opportunità di ammirare queste
meravigliose opere della natura che da 6 milioni di
anni sono nascoste sotto le nostre case, nella
nostra miniera… una miniera di cristalli.
Maurizio Monti
BIBLIOGRAFIA
LO ZOLFO NELLE MARCHE – GIACIMENTI E VICENDE (1995)
– Accademia Nazionale delle Scienze e Università
degli Studi di Camerino, Dipartimento di Scienze
della Terra.
LO ZOLFO DELLA MINIERA DI PERTICARA – RIVISTA
MINERALOGICA ITALIANA (N° 4 - 1998) - G.M.L. Gruppo
Mineralogico Lombardo, Museo Civico di Storia
Naturale.
CRISTALLI – L’ORDINE DAL CAOS (2008) - Giunti.
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