
Caro William,
guardando qua e là fra le mie scartoffie raccolte
nel tempo, giorni addietro mi è capitata fra le mani
una busta contenente due sonetti su Perticara
scritti da Andrea Bianchi, al secolo Padre Anselmo
Bianchi. Li ho riletti con attenzione, l’attenzione
che assai probabilmente mi ha fatto difetto nella
prima occasione e, ti confesso, che ne sono rimasto
conquistato. Per questo motivo te li propongo per
“qui Perticara”, lasciando a te e al comitato di
redazione la facoltà di pubblicarle o meno.
Unitamente ai due sonetti, apparsi sotto il titolo
di “O Perticara, Perticara mia!”, allego foto e un
brevissino profilo su padre Anselmo Bianchi,
religioso che riposa nel nostro Cimitero dal 1997.
Figlio di Anselmo Bianchi e Angela Botticelli,
Andrea è secondogenito alla sorella Eurosia. Entrato
in Convento come novizio, l’8 luglio 1934, l’anno
successivo, e più esattamente il 10 luglio del 1938,
prende i voti e diventa frate cappuccino perpetuo.
Dopo gli studi di Filosofia a Forlì e quelli di
teologia a Bologna, il 29 giugno 1941 è ordinato
sacerdote. Subito dopo dà avvio al suo peregrinare
in numerose località emiliano-romagnole. Nel tempo,
lo troviamo, infatti, a Castelbolognese, Faenza,
Cento, Ravenna, Ferrara, Casola Valsenio,
Cesenatico, Rimini e Bologna. Voce robusta e di
facile facilità eloquio, Anselmo trova spazi
adeguati nella sua missione
pastorale e, specie negli ultimi anni della sua
vita, si dedica alla poesia. E’ lui stesso a
raccogliere versi sparsi qua e là per darli alle
stampe. Fra i suoi scritti, da ricordare i quattro
volumi intitolati “ Un piccolo mondo fratesco”, dove
compaiono più di tremila sonetti. Ogni raccolta –
come scrive il confrat ello
Dino Dozzi alla sua morte – è introdotta dalla
presentazione di qualche estimatore della sua poesia
o
più semplicemente dal ringraziamento che personaggi
più o meno noti gli inviano dopo aver ricevuto
l’maggio dei suoi
volumi. Il diabete,
un
tumore e inevitabili acciacchi dovuti all’età lo
rendono sempre più fragile e bisognoso di cure.
Sabato 30 agosto 1977, colpito da infarto, Padre
Anselmo Bianchi è stato immediatamente soccorso e
trasportato d’urgenza all’Ospedale Maggiore di
Bologna dove è spirato poche
ore dopo, esattamente alle 12,30, del giorno del
ricovero. Innamorato profondamente del paese che
l’ha visto nascere: Perticara, ha chiesto di essere
sepolto vicino nei luoghi della sua fanciullezza e
vicino ai genitori che tanto ha adorato, così come
richiesto dalla sorella Eurosia e dai parenti tutti.
A PERTICARA, UN
GIORNO REGINA DEL MONTEFELTRO, ED ORA?
O Perticara, Perticara mia,
chi ben ricorda, sa che Grande fosti,
tesori avendo nel tuo sen nascosti
di secoli fecondi nella scia.
Dalle viscere tue emerse un giorno
un Mineral prezioso e delicato
dalla violenta man dell’Uom scavato
e diffuso in Italia e al Mondo intorno.
Aspra tenesti e vasta una Miniera
di zolfo più pregiato e prima fonte
d’una ricchezza certa e proprio vera.
Sacrifici, sudori e spesso morte,
causa il “Grisù”, echeggiò dal piano al monte,
creando “vuoti” pur la mala sorte.
Ma il popolo, assai forte,
tetragono divenne ai colpi duri
con la Fede vissuta in cuori puri.
Perticara fu madre e dispensiera
di lavoro e di pane ai figli suoi,
invitti Minatori e grandi eroi
scendendo in sottosuol da mano a sera.
Divise la ricchezza ai suoi Vicini
e volentieri poi senza frontiera
dando lavoro a quella Zona intera
del Montefeltro ed anche oltre i confini.
Per lustri e lustri fu perno e regina
del Benessere nostro senz’uguale,
lungi dall’ozio, lungi da rovina.
…Eppure, un giorno, triste giorno quello!
si disse: “che lo Zolfo più non vale!”
e per sempre si chiuse ogni cancello,
causandoci ogni male.
Fosti regina, Perticara mia,
ora languir ti vedo e in agonia.
Chiuso “quel Pozzo”, chiuso quel “Certino”,
tutti i tuoi figli vennero dispersi
segnando tempi duri, tempi avversi,
e s’offuscò quel lucido cammino.
Cadesti nel grigiore e ogni mattino
vedevi il peggio col veder l’Oblio
coprir la tua grandezza e il vivo brio,
a te concesso, un giorno, dal Destino.
Ora tu piangi e piange l’Aquilone,
perché Nessun si muove, ma Nessuno
ti dà una mano o nuova condizione.
Sia vergogna a Chi poi far poteva
qualcosa proprio in tempo più opportuno
e nulla ha fatto, avendo mezzi e leva.
Ma spera! C’è Qualcuno
Che, letti già i Sonetti, da lontano
forse venendo, ti darà una mano.
IL MONTE AQUILONE PARLA E DICE APERTAMENTE!…
Ascolta. Chi ti parla è l’Aquilone.
un monte che s’innalza maestoso
dal fondo valle marecchiese ascoso,
e poi di Chi mi vede, ammirazione.
Son alto appena metri novecento,
e da Ravenna fin oltre Riccione
offro per Tutti splendida visione
d’un Mondo vecchio e nuovo, ogni momento.
Vieni a trovarmi su, vedrai teatri
di bellezza stupenda e all’orizzonte,
di paesi e città storici Quadri.
Vieni quassù, che lieve venticello
ti bacerà costante il cuor, la fronte,
e l’avvenir, se triste, sarà bello!
Così, caro Fratello,
avrai di me dolcissima memoria
benché non scritta mai in qualche Storia.
Ai piedi miei solenne spicca un Sasso,
imponente macigno, meraviglia
di Chi, guardando, fissa le sue ciglia,
restandone colpito da quel masso.
Il Passeggero, lieto, arresta il passo
e guarda sotto in su, poi tutto scruta
tenendo l’occhio vivo e lingua muta
meditando in sé stesso , fuor dal chiasso.
Da secoli tenzona con tempeste
con frane e terremoti più violenti,
ma Lui non cede ed alte tien le creste,
e aspetta falchi e uccelli, come ieri,
che tornino a volare indipendenti
non fatti segno a colpi bracconieri.
Così sempre più cara
sarà la Zona ognor di Perticara
agli Amici, ai Turisti e a Forestieri.
Però, occorre che Qualcuno, adesso
Faccia qualcosa! A Tutti e manifesto,
che sol si deve agir e molto presto,
e come esempio, dal Comune stesso,
dando al Paese, senz’alcun arresto,
maggiori aiuti e forza, lo confesso,
negati fino ad oggi, nel complesso,
per ignavo motivo quello o questo.
La “Pro Loco” già tanto benemerita
In quattro deve farsi, perché un giorno
Abbia maggior consenso, come merita.
E, in ultimo, il Sonetto, qui, s’appella
Per un Turismo fatto di Soggiorno,
a Rimini, Provincia ormai novella,
e mica più storiella,
a tutta questa Gente, tale e quale,
abbia lavoro, perché buona e vale!
-Padre Achis (Padre Anselmo Bianchi)-
INVIATO IN REDAZIONE DA Decio Testi |